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This topic contains 2 replies, has 2 voices, and was last updated by  nulladiesinenota 4 years, 4 months ago.

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    giovannisolimine
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    Sabato scorso abbiamo presentato all’interno del Salone di Torino il nostro “Rapporto sulla promozione della lettura in  Italia”, che offre una panoramica sullo stato della lettura e sulle azioni in atto per cercare di modificare una situazione che a tanti sempre poco soddisfacente:

    -        molto di più potrebbe fare la scuola, ma mancano biblioteche e bibliotecari, manca la centralità del libro nei processi di apprendimento;

    -        biblioteche massacrate dai tagli, che acquistano pochisismi libri e rischiano di diventare sempre più marginali rispetto alla società;

    -        librerie che chiudono per il calo dei consumi, per gli affitti esosi e per la concorrenza prima delle catene e poi delle vendite on line;

    -        festival e altre manifestazioni mettono a volte il libro al centro di eventi di grosos richiamo, ma non sempre ciò si traduce in una promozione della lettura;

    -        il libro elettronico e la lettura in rete non sono nemici del libro di carta: tutti i dati confermano che la crescita della lettura in ambiente digitale non comporta affatto, per ora, un abbandono della lettura su carta.

    Il settore della promozione della lettura – in cui sono impegnati tanti soggetti e tantissimi volontari – esprime grande vivacità, ma queste raramente riescono a produrre risultati significativi, e gli indici di lettura in Italia rosultano ancora in forte ritardo rispetto al resto d’Europa..

    Pur in questa situazione di difficoltà, va ricordato che in questi anni di crisi la lettura di libri è il solo consumo culturale che sostanzialmente tiene e che, quando cala, cala molto meno degli altri. In confronto, la fruizione di cinema, teatro e homevideo è in picchiata, a causa anche del cambiamento dell’offerta televisiva.

    La discussione tra chi era presente a Torino si è per forza di cose concentrata sul mondo della scuola e sul ruolo che essa occupa nella diffusione della lettura.

    In passato c’è stata una forte correlazione fra crescita dei livelli di istruzione e crescita degli indici di lettura: tra il 1965 e il 1988, contemporanemente alla scolarizzazione di massa, i letiori in Italia sono passati dal 16,3% al 36,8% della popolazione. Ora i dati sulla lettura di libri sono.praticamente fermi da una ventina d’anni e oscillano sempre intorno al 45% (mentre quelli della lettura di giornali arretrano). Solo colpa di internet? forse è vero per i giornali.

    Colpa di una scuola che fornisce titoli di studio ma non competenze culturali? Come mai dal 2000 in poi il numero di diplomati e laureati è cresciuto del 36% e quello dei lettori solo del 9% ?

    Perché scuola e università hanno smesso di essere il motore della promozione sociale? Perché il nostro paese fa di tutto per dimostrare che “diventare bravi” non serve a niente? Perché offre posti di lavoro qualificati molto meno di altri? Perché le nostre imprese non investono in formazione e aggiornamento?

    Sono tutti fenomeni legati tra loro e che descrivono un sistema che non premia le competenze. La colpa è forse da addebitare a quella vera e propria rivoluzione culturale che si è verificata negli ultimi vent’anni, contemporaneamente al boom della televisione commerciale, e che ha trasformato il sistema dei valori.

    Forse è un’interpretazione semplicistica, ma credo che si debba partire da lì se vogliamo comprendere il rapporto fra gli italiani e le pratiche culturali, cercando di lavorare in modo incisivo per allargare le basi sociali della lettura.

    Ciao a tutti

    Giovanni

    #241

    nulladiesinenota
    Participant

    Comincerei dalla scuola elementare, sostituendo ore inutili con spazi di lettura.
     

    #242

    nulladiesinenota
    Participant

    Comincerei dalla scuola elementare, sostituendo ore inutili con spazi di lettura.

    Una bellissima lingua che abbiamo l’obbligo di tramandare intatta a chi ci segue

     

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